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In Croazia avrete modo di
apprezzare un’ottima cucina a base di pesce, crostacei
e frutti di mare nel Quarnaro e in Dalmazia, e specialità
a base di agnello, cacciagione, vitello,
maiale e anatra un po’ ovunque. Ottimi i formaggi,
caratteristico quello di Pag, accompagnati dai sapori
particolari dei pregiatissimi tartufi istriani e dei
funghi.
In Croazia si mangia generalmente
molto bene e, data la contiguità territoriale e climatica con
l’Italia, i prodotti ed il tipo generale di cucina risultano
molto simili ai nostri, anzi sembrano, se possibile, ancor più
"mediterranei".
Indirizzatevi alle konobe (osterie) tradizionali o
ai ristoranti fuori porta, con lo spiedo o la griglia in
funzione: gustando la loro cucina (che è un’imitazione,
indiretta, della nostra) vi potrà capitare di sentirvi a casa.
Un’eccezione è costituita dalla nostra pasta, che non ha mai
attecchito in questi luoghi.
Ad essere diversa è la stessa struttura del pasto: risulterà
evidente al momento di consultare un qualunque menù.
Troverete così che i pochi piatti di pasta sono inseriti tra i
topla predjela, vale a dire gli antipasti caldi, assieme
alle uova con il prosciutto o il formaggio impanato, oltre
all'ottimo risotto col nero di seppia di tradizione
veneto/dalmata.
Il ruolo preminente che noi assegniamo alla pasta nell'economia
del pasto è invece in Croazia diviso tra due diverse
preparazioni: le juhe e le salate, vale a dire i
brodini e le insalate in ciotola, che non a caso nei menù sono
messe in liste proprie separate dal resto dei contorni e delle
zuppe. Sono considerati elementi fondamentali del pranzo e
camerieri e ristoratori ve li proporranno sempre anche qualora
non li ordinaste insieme al resto.
Al contrario, può darsi che non vi dicano niente se dimenticate
di ordinare l'acqua minerale assieme al vino: i croati non
bevono infatti acqua nel corso del pasto, ma solo al suo termine
al posto del grappino, che invece gustano di prima
mattina.
Per quanto riguarda i vini, grazie all’assetto politico
nato dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia la produzione è
tornata in mano ai piccoli proprietari... e i risultati sono
ottimi.
Terra di grandi e antichissime tradizioni vinicole, la Croazia
assiste infatti ad una vera e propria rinascita del settore.
Ecco qualche nome, per gli appassionati di enologia: Kutjevo,
la più antica cantina in funzione ancora oggi, che da sempre
conserva tutti i migliori vini, una vera mecca per gli
enoturisti; Badel 1862, con sede a Zagabria, l’unica in
grado di porre sul mercato i vini di tutte le regioni croate
perché possiede cantine un po’ dappertutto; e ancora PlK
Dakovo, Agrolaluna Parenzo, Istravinoexport
Fiume, Hiagrieno Umago, Dalmacijavino Spalato
e Vinoplod Sebenico… Nei quarant’anni di politica titina
queste cantine erano praticamente le uniche a detenere il
mercato, comprando le uve dai vignaioli per produrre vino in
quantità e a scapito della qualità, perché essendo pagati a pari
prezzo imposto per chilo d’uva diventavano remunerative soltanto
le produzioni intensive di pianura.
Con la crisi del regime jugoslavo si sono recentemente
sviluppate le piccole produzioni in proprio, il cui vino è
generalmente più apprezzato dagli intenditori perché di migliore
qualità, anche se di produzione molto più limitata. Tra i più
quotati bisogna ricordare: Ivan Enjingi, Vlado
Krauthaker, Davor Zdjelarevic, Zvonimir Tomac,
Zlatan Plenkovic … e molti altri.
In totale oggi in Croazia si contano più di mille
cantine.
Quasi tutte le regioni sono produttrici di ottimi vini;
particolarmente rinomate la Slavonia Orientale (Podunavlije) e
quella Meridionale, con le isole di Lesina (Hvar), Curzola (Korcula)
e il Pelijesac.
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