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Veneto - Le Ville Venete e la Riviera del Brenta

 

Verso la metà del ‘500 molte famiglie patrizie veneziane decisero di investire le grandi ricchezze accumulate nei commerci con l’Oriente nella realizzazione di grandi imprese agricole da amministrare direttamente. Fu allora che i Corner, i Barbaro, i Badoer, gli Emo, i Grimani e i Foscari, detentori del potere economico e politico, ma anche grandi studiosi di filosofia e cultori d’arte, trovarono in Andrea Palladio il loro interprete ideale.
 

Nacque così la VILLA VENETA, una tipologia abitativa e produttiva assolutamente originale che ebbe un grande successo poiché rispondeva nello stesso momento ad esigenze estetiche e funzionali. La grandiosità del Palladio sta nell’aver recepito alcuni caratteri morfologici e strutturali di derivazione romana imperiale, attraverso lo studio dei testi antichi e i diversi viaggi a Roma in compagnia del suo pigmalione, l’umanista Gian Giorgio Trissino, e di averli fusi con la filosofia dell’Umanesimo, secondo la quale oltre al significato religioso il tempio svolge anche la funzione di marcare una differenza culturale. I segni della classicità dell’artista riassumono pertanto un intero sistema di valori antropologici, etici ed estetici basati sul sapere ereditato dai Greci e dai Romani e successivamente riscoperti dagli Umanisti. Ed ecco allora sorgere, accanto al corpo centrale destinato all’abitazione del signore, le tipiche barchesse, le stalle, le colombare, le abitazioni per i coloni.


Tutte le ville palladiane furono realizzate nel terzo quarto del Cinquecento. In questa prima fase della loro diffusione gli aspetti piacevoli della vita a contatto con la natura rimanevano in secondo piano rispetto alla scelta, tutta economica, di orientare gli investimenti verso un’agricoltura di tipo intensivo. Successivamente, e con sempre maggiore decisione col passare dei decenni, la villa prese ad assumere principalmente il carattere di “luogo di delizie” ed anche una specie di status symbol. La “villeggiatura”, cioè il soggiorno in villa, che tendeva di norma a concentrarsi in coincidenza con i due principali periodi di raccolto dell’annata agricola (la mietitura, tra metà giugno e fine luglio e la vendemmia, dai primi di ottobre a metà novembre), iniziò ad assumere nel Settecento un carattere mondano e di distinzione sociale per la ricca borghesia veneziana, fregiatasi, nel frattempo, anche di titoli nobiliari. Questa moda, tipicamente veneziana, costituì la materia prima per quella Trilogia della Villeggiatura in cui Carlo Goldoni seppe magistralmente rappresentare l’evoluzione della società del suo tempo. Nei tre secoli successivi alla morte del Palladio vennero edificate varie centinaia di ville nella campagna dell’entroterra veneto e lungo i principali corsi d’acqua, al punto che la nuova concezione socio economica si diffuse ovunque arrivando anche molto lontano e perfino nel Nuovo Mondo, nelle grandi piantagioni del sud degli Stati Uniti d’America.

 

Percorrendo oggi le strade della regione capita spesso di incontrare qua e là ville dall’inconfondibile impronta. La più nota tra queste è certamente Villa Barbaro, progettata ed edificata da Palladio nel 1560 a Maser nel trevigiano per i fratelli Marcantonio e Daniele Barbaro, rappresentanti del ricco e colto mondo umanistico veneziano dell’epoca. Famosa universalmente per le meravigliose decorazioni a fresco eseguite da Paolo Veronese, annovera nel Giardino Segreto diverse sculture di Alessandro Vittoria.

 

A pochi chilometri da Maser, a Fanzolo di Vedelago, si trova un altro gioiello palladiano, Villa Emo, circondata da un grande parco e decorata interamente dagli affreschi di Giovan Battista Zelotti.

 

Molto interessante anche Villa Corner a Piombino Dese, realizzata con una originale doppia facciata e pronao a due ordini.

 

Famosissima Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo nel vicentino, caratterizzata dal portico a bugnato rustico che richiama quello di Palazzo Tè a Mantova.

 

Caratteristica Villa Badoer a Fratta Polesine che, con i suoi due portici ad ala curva sui lati, produce un notevole effetto scenografico.

 

Originale Villa Sarego a Santa Sofia di Pedemonte nel veronese che stupisce, invece, per la genialità dimostrata da Palladio nell’attuare soluzioni sempre diverse, come l’inusitato ordine rustico gigante di ispirazione manierista.

 

Celeberrima ed inconfondibile per le sue particolarità è senza dubbio Villa Almerico Capra detta La Rotonda, opera della piena maturità di Palladio. La sua peculiarità più evidente è nella pianta, simmetrica su due assi ortogonali, come nella croce greca. L’elegante costruzione presenta quattro facciate uguali, ognuna con un pronao esastilo in stile ionico; all’interno, una sala centrale a pianta circolare coperta da una cupola raccorda le quattro ali dell’edificio.


Le ville si diffusero principalmente lungo i corsi d’acqua poiché questi costituivano allora la più comoda, sicura ed economica via di comunicazione. Il più famoso tra questi è certamente il Naviglio di Brenta che collega Venezia con la città di Padova, lungo il quale, tra il Cinquecento ed il Settecento, furono edificate varie decine di costruzioni analoghe dando luogo a quel grande complesso idrografico, urbanistico e monumentale noto in tutto il mondo come RIVIERA DEL BRENTA. In questa zona la concentrazione di ville si fece talmente elevata da determinare una trasformazione radicale della fisionomia della riviera che divenne una sorta di naturale continuazione del Canal Grande. Molti di questi complessi richiamano caratteri tipologici e decorativi delle architetture veneziane, con l’aggiunta di strutture necessarie alla produzione agricola quali stabbi, barchesse, colombare, ecc. La facciata principale guardava sempre verso il canale, dove transitava il traffico commerciale e da diporto. Su queste vie d’acqua passava regolarmente il Burchiello, un grosso battello ben attrezzato e dotato di ogni comfort trainato sulle alzaie da cavalli o buoi, che effettuava anche un vero e proprio servizio di collegamento quotidiano tra Venezia e Padova.

 

Imboccando il canale della Laguna la prima che si incontra è un ulteriore capolavoro di Palladio: Villa Foscari, detta La Malcontenta. Per la sua particolare posizione più che come villa-fattoria si configura piuttosto come residenza suburbana, raggiungibile rapidamente in barca dal centro di Venezia. La famiglia dei committenti, i fratelli Nicolò e Alvise Foscari, è una delle più potenti della città, tanto che la residenza ha un carattere maestoso, quasi regale, sconosciuto a tutte le altre ville palladiane, cui contribuisce la splendida decorazione interna, opera di Battista Franco e Gian Battista Zelotti.

 

Superata la Malcontenta, lungo la riviera del Brenta si snoda una meravigliosa fila di ville, una più affascinante dell’altra, che sembra non finire mai. Nella località di Mira si trova la splendida Villa Sceriman Widmann Rezzonico Foscari, realizzata nel Settecento dal Tirali ed oggi proprietà della Provincia di Venezia.

 

Sempre a Mira, risalendo la corrente si trova sulla destra la cinquecentesca Villa Alessandri, impreziosita da una bella foresteria barocca.


La Riviera del Brenta culmina a Stra con la favolosa Villa Pisani che presenta un singolare sviluppo orizzontale adatto più che ad una villa ad una vera e propria reggia. Costruita nella prima metà del Settecento dalla famiglia del Doge Alvise Pisani tradisce, nella grandiosità e nell’articolazione scenografica della struttura, finalità principalmente di rappresentanza. Edificata su progetto di Girolamo Frigimelica, che curò personalmente la costruzione delle scuderie e di altre opere nel giardino, venne ultimata dall’architetto castellano Francesco Maria Preti, che tuttavia rimase fedele al progetto originale. Come una grande reggia, l’impianto consta di 35 spaziose sale, tutte decorate di stucchi ed affreschi dei più importanti artisti del tempo. Sul soffitto del Salone da Ballo, che ha sede nel corpo centrale del complesso, si può ammirare il grande affresco con la Gloria della Famiglia Pisani, ultima opera dipinta da Gian Battista Tiepolo prima di partire per Madrid, luogo da cui non farà più ritorno.
Pochi decenni dopo il completamento della costruzione, la Serenissima crollò di fronte all’avanzare delle truppe di Napoleone; qualche anno dopo quest’ultimo pensò di acquistare la villa per farne dono al cognato Eugenio Beauharnais, allora vicerè d’Italia. Con il Congresso di Vienna la proprietà passò all’Imperatore d’Austria ed infine, nel 1866, al Re d’Italia. Vent’anni dopo i Savoia la cedettero allo Stato Italiano che, dopo alterne vicende, la dichiarò Monumento Nazionale.
 

Oggi, nella buona stagione, sulla Riviera del Brenta rivive un intenso servizio di navigazione turistica con il Burchiello, per volontà dell’Ente del Turismo di Padova fin dal 1960. Le escursioni durano una giornata intera con partenza a giorni alterni da Padova o da Venezia e necessitano di prenotazione.

 

 


Andrea Palladio (1508-1580)