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 Gorizia

 

Piccolo villaggio vicino ai guadi dell'Isonzo, non lontano dalla direttrice principale dei traffici tra Aquileia ed Emona (Lubiana), fu l'antica sede di un castelliere preistorico. Venne citata per la prima volta in un documento datato 28 aprile 1001 "quae sclavonica lingua vocatur Goritia" con cui l'imperatore Ottone III donava metà castello e metà territorio di Salcano con la villa di Gorizia al patriarca Giovanni II e l'altra metà al conte Verihen del Friuli. Fin dall'XI secolo la città si sviluppò urbanisticamente in due distinti ambiti: il borgo castellano, o terra superiore, con un ruolo politico-amministrativo, e la villa, o terra inferiore, con caratteri agricolo-commerciali.
 

Con una fisionomia urbana sopravvissuta fino ad oggi la città nel Cinquecento passò tra i domini ereditari di casa d'Austria e si allargò ai piedi del castello diventando, nella seconda metà del XVIII secolo, sede arcivescovile metropolitana con giurisdizione sulle diocesi di Trieste, Trento, Como e Pedena. Attorno alla cattedrale barocca, dove venne trasferito gran parte del Tesoro della Basilica di Aquileia, si sviluppò un nuovo centro storico di impronta settecentesca che ospitava anche una sinagoga ebraica a testimonianza dell'incontro di popoli e religioni diverse.
 

Le due guerre mondiali danneggiarono gravemente la città, e mentre dopo il 1918 la ricostruzione lasciò sostanzialmente inalterata la fisionomia del centro, con il trattato di pace del 1947 il suo territorio venne notevolmente ridotto e fu divisa dal confine italo-jugoslavo: è uno dei rari casi in cui una linea di confine corre proprio tra le case tagliando impietosamente una città in due mezze realtà.

 

Nonostante le vicissitudini storiche, Gorizia è riuscita a mantenere nel tempo le sue caratteristiche di città-giardino, dove i parchi pubblici e privati si armonizzano con l'architettura e dove le strade e le sagome dei palazzi, le cupole, l'atmosfera dei "café" testimoniano il passato Mitteleuropeo, mentre i percorsi che si snodano nel nucleo centrale scoprono monumenti, vie e piazze d’origine ancor più antica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lungo l'Isonzo tra vigne e castelli

Seguendo il corso del fiume Isonzo, che attraversa tutta la provincia lambendo rinomate vigne di Tocai, Chardonnay ed altri celebri vini locali, si ha l’opportunità di conoscere interessanti castelli, che sorgono in altrettanti centri importanti dal punto di vista storico e artistico.

 

SAN FLORIANO DEL COLLIO

E’ uno dei maggiori centri di produzione vinicola del Collio. ospita un antico castello del '500 edificato su uno spettacolare dirupo dal quale si gode uno splendido panorama su tutta la vallata. Il suggestivo complesso faceva parte del sistema difensivo che includeva le fortezze di Gorizia e Gradisca, e fu coinvolto nella guerra fra Venezia e l’Impero Asburgico. Appartiene ai conti Formentini dal 1520.

 

GRADISCA D’ISONZO

Cittadina dall’aspetto veneto, mantiene ancora intatto l’impianto della città fortificata a “righe” parallele collegate da brevi viuzze. Nel 1473 Venezia vi costruì una fortezza e trasformò il borgo in un caposaldo militare. Della cinta muraria, lunga in origine 1800 m, oggi rimangono la Porta Nuova, posta fra i torrioni di San Giorgio e della campana, e la Porta di Soccorso o Porta Isonzo, eretta in un secondo tempo dagli Austriaci. In età veneziana fu edificato anche il castello, poi ampliato dagli Asburgo a partire dal 1509.

 

 

 


 

Il Monfalconese

MONFALCONE

Sede di importanti cantieri navali, l'operosa cittadina giuliana si affaccia sul golfo di Panzano a sud ed è limitata a nord dalle alture del Carso goriziano. Famosa la rocca, che si staglia in cima a un dosso roccioso dal quale si può ammirare il panorama verso la città e il mare.

 

REDIPUGLIA

E' un piccolo centro vicino a Monfalcone che ospita il più grande sacrario militare italiano: il Sacrario Militare di Redipuglia. L'elegante e maestoso monumento si trova sul fianco del monte Sei Busi, teatro di tante battaglie aspre e sanguinose combattute nell'arco della Grande Guerra. Vi riposano oltre 100.000 caduti di cui quasi 40.000 noti conservati nei ventidue gradoni e i rimanenti ignoti dentro la cappella sulla sommità del monte.  La monumentale costruzione, eretta nel 1938 fu ideata con l'intento di dare l'impressione di uno schieramento militare in perfetto assetto da combattimento, con i soldati disposti in linee successive.

 

GRADO

Nel cuore dell’antico borgo, passeggiando in un groviglio di calli e campielli di impronta veneziana, si possono ammirare le basiliche paleocristiane, le piazzette e il pittoresco porto-canale, circondato da piccole case in pietra della città vecchia.
A chi è alla ricerca del benessere fisico, grazie alle acque delle sue terme Grado offre l’opportunità di fare sabbiature, bagni e rilassanti massaggi; ai più sportivi offre moderni impianti per praticare varie attività.
Se siete in vacanza con figli piccoli, vi consigliamo la spiaggia principale, considerata il paradiso dei bambini per i suoi bassi fondali.
Dalla laguna è inoltre possibile raggiungere in mezz’ora di navigazione l’isola di Santa Maria di Barbana dove sorge l’omonimo santuario, edificato dai Gradesi quando la laguna fu liberata dal flagello della peste. Oggi il santuario è meta di tradizionali pellegrinaggi.